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Nexteco Blog

Finanza sostenibile: cosa sapere per capirne di più

Pubblicato da Elena Masia il 30 luglio 2021

Dai sei principi per l’investimento responsabile promossi, nel 2006, dalle Nazioni Unite, fino al più recente Piano d’Azione per la Finanza Sostenibile della Commissione Europea (2018), le tematiche ambientali, sociali e di governance (i cosiddetti fattori ESG) hanno sempre più caratterizzato le strategie di investimento e i processi decisionali in materia finanziaria.

Questo perché l’Europa, al pari di altri attori della scena economica (in primis, le imprese), sta chiedendo anche al mondo della finanza un contributo sempre più concreto e fattivo per raggiungere gli obiettivi di crescita sostenibile e inclusiva previsti dall’Accordo di Parigi e dal Green Deal.

In che modo? cosa comporta tutto questo per gli investitori e le imprese? quali i concetti chiave da tenere a mente?

Partiamo con il definire cosa sta facendo l'Europa in questi ultimi anni.

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Professionisti della sostenibilità: cosa dice la UNI/PdR 109:2021

Pubblicato da Elena Masia il 30 giugno 2021

Ad oggi non esiste uno specifico ed univoco percorso di formazione per chi si occupa, a livello professionale, di sostenibilità; così come non esiste uno specifico percorso da seguire per quanto riguarda il mantenimento, l’aggiornamento e l’evoluzione delle competenze necessarie a svolgere tale attività.

Una cosa è certa, indipendentemente dal percorso formativo e lavorativo svolto, ai professionisti della sostenibilità è sempre più richiesto un mix di competenze trasversali, tecniche, comunicative e relazionali, continuamente aggiornate e supportate da una cultura e sensibilità per il bene comune.

A cercare di qualificare e regolamentare queste figure - o quanto meno a promuovere una maggiore consapevolezza sulle loro caratteristiche - ci ha pensato l’UNI, l’Ente Italiano di Normazione; lo scorso 1 giugno, infatti, ha ratificato la prassi di riferimento UNI/PdR 109 suddivisa in due parti:

  • UNI/PdR 109.1:2021 Attività professionali non regolamentate: profili professionali nell’ambito della sostenibilità – Parte 1: Sustainability manager, Sustainability Practitioner – Requisiti di conoscenza, abilità, responsabilità e autonomia;
  • UNI/PdR 109.2:2021 Attività professionali non regolamentate: profili professionali nell’ambito della sostenibilità – Parte 2: Sustainability & CSR Auditor, SDG Action Manager, SDG User – Requisiti di conoscenza, abilità, responsabilità e autonomia.

Partendo da una identificazione preliminare dei compiti e delle attività specifiche per ciascuna figura professionale, la prassi definisce i requisiti relativi alle attività professionali non regolamentate nell’ambito della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa.

Come tutte le prassi di riferimento, questi due documenti non sono norme, ma documenti – adottati esclusivamente in ambito nazionale – che “introducono prescrizioni tecniche, elaborate sulla base di un rapido processo ristretto ai soli autori sotto la conduzione operativa dell’UNI”. Come sempre, sono disponibili gratuitamente per un periodo massimo di 5 anni, passati i quali, o la prassi si trasforma in un documento normativo (UNI, UNI/TS o UNI/TR) oppure viene ritirata dal catalogo di regolamentazione.

La prassi UNI/PdR 109 va ad aggiungersi ad altre già in vigore in ambito Corporate Social Responsibility (CSR), tra cui:

  • UNI/PdR 18:2016“Responsabilità sociale delle organizzazioni - Indirizzi applicativi alla UNI ISO 26000”;
  • UNI/PdR 51:2018“Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida per l'applicazione del modello di responsabilità sociale secondo UNI ISO 26000”;
  • UNI/PdR 49:2018“Responsabilità sociale nel settore delle costruzioni - Linee guida all'applicazione del modello di responsabilità sociale UNI ISO 26000”.

Ma vediamo ora quali sono i punti fondamentali della UNI/PdR 109.

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Discariche rifiuti: come abbattere le emissioni odorigene

Pubblicato da Elena Masia il 22 aprile 2021

Secondo l’Art. 2 comma g del D. Lgs. 13 gennaio 2003 n. 36, con il termine “discarica” si intende l’area “adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo (…), nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno”.

La discarica è, dunque, la destinazione finale di quella parte di rifiuti per i quali non è possibile il riciclo o altra forma di recupero.

Una volta conferito, il rifiuto, per naturale processo di decomposizione e infiltrazione di acqua, genera percolato e biogas: fonti responsabili del cosiddetto “cattivo odore”.

Quanto più il rifiuto residuo presenta un’alta percentuale di frazione organica, tanto più intenso, e duraturo nel tempo, potrà essere il suo impatto olfattivo.

Come abbattere le emissioni odorigene generate da questi processi di decomposizione?

Una soluzione potrebbe essere quella di migliorare gli attuali sistemi di captazione del biogas ed evitare, così, che i componenti odorigeni si disperdano in atmosfera.

Ne abbiamo parlato con Zero3, start up emiliano romagnola fondata nel 2018 e licenziataria di diversi brevetti in campo ambientale ed energetico.

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Economia Circolare: perché è importante misurarla

Pubblicato da Elena Masia il 18 marzo 2021

Come abbiamo più volte ripetuto, l’economia circolare è un progetto industriale e un modello economico e come tale non può che essere misurato per avere contezza dei risultati raggiunti, pena la sua non applicabilità.

Misurare la circolarità di un prodotto o servizio deve essere l’obiettivo fondamentale di tutte le aziende che intendono applicare l’economia circolare. Altrimenti, l’impegno “profuso” non è valutabile e i risultati raggiunti non sono quantificabili e, soprattutto, paragonabili. Aspetti, quest’ultimi, sempre più richiesti da un mercato attento alle garanzie di sostenibilità e trasparenza verso il consumatore finale.

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Economia Circolare e PMI: binomio impossibile?

Pubblicato da Elena Masia il 25 febbraio 2021

Le PMI italiane che fanno parte delle catene di fornitura pubbliche e private hanno già cominciato ad approcciare il tema dell’economia circolare, complici le logiche di filiera e una visione maggiormente sistemica del processo industriale.


E tutte le altre? Da dove iniziare? È conveniente pensare in ottica “circolare” anche se si è una piccola impresa?
Abbiamo provato a metterci nei panni di una PMI e abbiamo rivolto alcune domande a Marco Capellini CEO di Matrec Srl, partner Nexteco per le strategie di circolarità.

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Storie di Economia Circolare: AEC incontra Diesel

Pubblicato da Elena Masia il 29 ottobre 2020

Il settore della moda è uno dei settori più impattanti a livello globale dopo quello dell’estrazione e della lavorazione degli idrocarburi.
L’interesse crescente degli investitori, l’attenzione delle nuove generazioni e le nuove regolamentazioni, sono solo alcune delle principali leve che stanno spingendo la moda a trovare una nuova identità, più matura e consapevole dei propri impatti.

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