Economia circolare… alcune riflessioni

3 aprile 2018 / Stefano Reniero

CATEGORIA: Sviluppo Sostenibile

L’economia circolare si basa su tre principi: ridurreriusare e riciclare; mira a separare la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse naturali e degli ecosistemi. L'utilizzo più efficace dei materiali consente una maggiore creazione di valore, sia tramite il risparmio sui costi che tramite lo sviluppo di nuovi mercati o la crescita di quelli esistenti.

Nell'articolo che segue vogliamo condividere alcune riflessioni sulla circular economy, si sempre maggiore attualità.

Cosa significa economia circolare?

La circular economy è un sistema in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo.

Nei prossimi paragrafi, vogliamo fornire un quadro organico in materia di circular economy. Puoi passare al paragrafo dedicato cliccando direttamente l’argomento di tuo interesse.

Collegamenti rapidi:

  1. Il piano d’azione della Commissione Europea
  2. I settori prioritari
  3. La posizione italiana
  4. La revisione delle direttive rifiuti
  5. Sottoprodotti & end of waste
  6. Vendita di beni o fornitura di servizi?
  7. La responsabilità estesa del produttore (ERP)
  8. Il ruolo dei Criteri Ambientali Minimi

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Come si osserva nel video, quella circolare si contrappone all'economia lineare, basata sull'estrazione di materie prime, sulla produzione e il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto.

Tra gli elementi principali della circular economy vi sono l'innovazione nel settore del riutilizzo di materiali, componenti e prodotti e lo sviluppo di nuovi modelli di business, con il progressivo abbandono dell’originaria impostazione della cessione del prodotto, in favore di formule di consumo mirate alla fruizione del prodotto.

Offrire ai clienti l'accesso ai prodotti, invece che la loro proprietà, porterà a un consumo più conveniente e sostenibile, contribuendo a migliorare la reputazione del marchio e la fedeltà della clientela.

Si evidenzia, inoltre, la diffusione della cosiddetta responsabilità estesa del produttore (EPR) che impone a chi immette un prodotto sul mercato specifici compiti di curarne la fase post-consumo, anche se il consumo è stato effettuato da un altro soggetto.

1. Il Piano d’azione della Commissione europea

Il 2 dicembre del 2015 la Commissione Europea ha adottato la Comunicazione “L’anello mancante: un piano d’azione europeo per l’economia circolare”, in cui analizza l'interdipendenza di tutti i processi della catena del valore: dall'estrazione delle materie prime alla progettazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione, dal consumo al riuso e riciclo.

Il piano d'azione dell'Unione Europea stabilisce un programma concreto di azioni, con misure che coprono l'intero ciclo: produzione, consumo, gestione dei rifiuti e mercato delle materie prime secondarie. Le azioni proposte hanno l’obiettivo di contribuire a chiudere il cerchio del ciclo di vita del prodotto, attraverso un maggiore riciclaggio e un aumento del riutilizzo, generando benefici sia per l'ambiente che per l'economia.

In pratica, si tratta di un articolato pacchetto di misure che comprende:

  • un piano di azione (Comunicazione COM (2015) 614/2 “Closing the loop - An EU action plan for the Circular Economy”)
  • le proposte legislative riviste in materia di rifiuti

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L'allegato al piano d'azione definisce la linea temporale per il completamento delle azioni. Le macro-direttrici d’azione proposte dal Piano sono le seguenti.

Produzione: nell'assunto che l’economia circolare inizi fino dalle primissime fasi del ciclo di vita dei prodotti; a tale riguardo, evidenziamo i temi dell'eco-design per la progettazione dei prodotti, dell’efficienza e della sostenibilità dei processi di produzione.

Consumo: si prende atto che le scelte operate dai consumatori sono condizionate dalle informazioni cui hanno accesso, dalla gamma e dai prezzi dei prodotti (apparentemente similari) immessi sul mercato e che possono contribuire in termini fondamentali alla riduzione o, per contro, all'incremento della produzione di rifiuti domestici.

Gestione dei rifiuti: ha un ruolo preminente per il conseguimento dell’economia circolare, riconosciuto nei termini già anticipati dalla c.d. gerarchia dei rifiuti, messa in chiaro dalla direttiva madre n. 2008/98/Ce relativa ai rifiuti, per altro da rendere ancora più coerente con i principi sottesi dall'economia circolare.

Da rifiuti a risorse: stimolare il mercato delle materie prime secondarie e il riutilizzo dell’acqua, attraverso disposizioni in grado di renderle equiparate alle materie prime primarie ottenute dalle sostanze naturali tradizionali, in termini di commercializzazione, trasporto e utilizzazione, con sicuro effetto positivo sull'economia circolare, meglio chiarendo anche le “norme di qualità” che possano consentirne l’impiego a pari condizioni per i diversi materiali sostitutivi.

Settori prioritari: per la specificità dei materiali o dei prodotti che li interessano (come di seguito elencati), hanno bisogno di specifiche strategie mirate, per giungere a soluzioni ottimali dei problemi esistenti allo stato di fatto, secondo il parametro del loro inserimento nel ciclo virtuoso dell’economia circolare.

Innovazione: investimenti e altre misure orizzontali sono accomunati, secondo la Commissione Europea, da un indiscutibile ruolo positivo per la transizione verso l’economia circolare, ma non ancora tradotti in misure e linee di azione eccedenti le dichiarazioni di principio, perciò di interesse limitato per questa trattazione di sintesi.

Processo di monitoraggio dei progressi verso un’economia circolare.

2. I settori prioritari

Sono 5 i principali settori di intervento:

economia circolare - settori di intervento

Plastica 

Si pone la necessità di aumentarne il riciclaggio, attualmente attestato su livelli ancora molto bassi, a livello europeo nell'ordine del 25% dell’intero flusso, che per il 50% trova come destinazione finale la discarica.

Inoltre, grandi quantità di rifiuti di plastica finiscono nelle acque superficiali e nel mare (marine littering), provocando gravi danni alla fauna ittica, oltre a entrare nella catena alimentare.

Gli obiettivi principali sono:

    • aumentare il quantitativo di plastica riciclata
    • prevenire e ridurre l’inquinamento marino

Rifiuti alimentari

Il loro spreco è grave, in termini etici oltre che economici, sia nel circuito della commercializzazione, sia da parte dei consumatori finali, al punto da essere entrato tra i nodi focalizzati dalla stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell'ambito degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile al 2030, che ne hanno postulato una riduzione almeno del 50% rispetto alla situazione in atto nel 2015.

Sia il piano d’azione che la proposta di modifica della direttiva rifiuti contengono importanti elementi di innovazione in materia per il perseguimento dei seguenti obiettivi:

    • riduzione del “food waste” in linea con il GOAL 12.3 dei Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite
    • armonizzare le metodologie di calcolo degli sprechi alimentari
    • favorire il coinvolgimento e lo scambio di esperienze e buone pratiche tra i diversi stakeholder della filiera

Materie prime essenziali

Note anche come Critical Raw Materials (CRMs), sono comprese in un ampio elenco di materie prime per le quali, in relazione a possibili criticità dell’approvvigionamento e/o a notevoli ripercussioni sull'ambiente in fase di estrazione. Si evidenzia l’opportunità di ottenerle a partire dal riciclaggio dei prodotti che le contengono (es. dispositivi elettronici di uso quotidiano quali i telefoni cellulari), così da rendere disponibile una fonte di approvvigionamento alternativa.

Rifiuti di costruzione e demolizione 

Ogni anno se ne produce circa una tonnellata pro-capite, 500 milioni di tonnellate in tutta l'UE. Il settore edile è particolarmente importante per le prestazioni ambientali degli edifici e delle infrastrutture nel loro intero ciclo di vita. La Commissione, su questo tema, si è riservata di elaborare appositi orientamenti per ottimizzare le possibilità di riciclaggio di questo flusso, da applicare fino dai siti delle demolizioni.

Biomasse e biomateriali

Si tratta dei materiali a base di risorse biologiche, come legno, colture o fibre, che possono essere impiegati in un’ampia gamma di prodotti - edili, di arredamento, cartacei, alimentari, tessili, chimici - e per usi energetici, come nel caso dei biocarburanti.

La bioeconomia offre alternative ai prodotti e all'energia a base di combustibili fossili. Allo stesso tempo, l'uso di risorse di origine vegetale richiede grande attenzione in relazione al consumo (incluso il suolo agricolo) e agli impatti sull'ambiente legati/generati lungo il loro ciclo di vita.

In quest’ambito gli obiettivi sono:

    • favorire un uso efficiente del legname e delle biomasse
    • aumentare il tasso di riciclaggio dei rifiuti organici

3. La posizione italiana

Anche l’Italia ha definito il proprio posizionamento strategico, in continuità con gli impegni adottati nell'ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, in sede G7 e nell'Unione Europea, attivando la consultazione pubblica sul documento “Verso un modello di economia circolare per l'Italia” che si è conclusa 18 settembre 2017. Il documento definitivo è stato presentato alle alla Camera 28 novembre 2017.

Nel video, vengono illustrate le disposizioni previste dalla legge della Regione Emilia-Romagna sull'economia circolare.

L’obiettivo è fornire un inquadramento generale dell’economia circolare e definire il posizionamento strategico del nostro Paese sul tema.

Si tratta di un tassello importante per l’attuazione della più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, contribuendo in particolare alla definizione degli obiettivi dell’uso efficiente delle risorse, dei modelli di produzione e di consumo sostenibile.

Tra le prime azioni concrete nella direzione dell'economia circolare, troviamo l'introduzione nei criteri ambientali minimi (CAM) per gli appalti pubblici dei requisiti di circolarità delle risorse e i futuri decreti "end of waste" (cessazione della qualifica di rifiuto) per diversi materiali.

4. La revisione delle direttive rifiuti

Nel pacchetto di misure contenuto nella Comunicazione 217 del 2 dicembre 2015 “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare”, sono incluse le modifiche di ben 6 direttive europee riguardanti i rifiuti, modificative e integrative di quelle preesistenti, nell'ottica di una loro maggiore coerenza con i principi della circular economy.

Infatti, dopo aver presentato nel dicembre del 2015 un pacchetto di proposte di modifica della direttiva 98/2008/UE, di quella sulle discariche e di quelle sui rifiuti di imballaggio, RAEE, veicoli fuori uso e batterie, la Commissione ha avviato il procedimento per giungere alla loro approvazione. Nel dicembre 2017, ha condiviso un testo insieme al Parlamento e al Consiglio europei.

Tra gli elementi chiave dei testi concordati, troviamo:

  • definizioni più chiare dei concetti fondamentali in materia di rifiuti, che contemplano, tra l’altro, una più articolata enunciazione della declaratoria riguardante i rifiuti urbani e una meno equivoca distinzione tra riciclaggio, riutilizzo e preparazione per il riutilizzo
  • esplicito richiamo agli Stati membri per l’adozione di misure economiche per sostenere la gerarchia sui rifiuti
  • nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione dei rifiuti, da conseguire a livello UE, con valori intermedi entro il 2025 e finali per il 2030, che riguardano la quota di riciclaggio dei rifiuti urbani, di imballaggio, i rifiuti urbani collocati in discarica entro il 2035 e i rifiuti da costruzione e demolizione
  • obbligo di rendicontare sulla quantità di rifiuti riutilizzati
  • metodi e norme più severi per calcolare i progressi compiuti verso la realizzazione degli obiettivi
  • requisiti più rigorosi per la raccolta differenziata dei rifiuti, da estendere ovunque obbligatoriamente, compresi i rifiuti tessili
  • un più articolato impegno per il potenziamento dell’attuazione della gerarchia dei rifiuti, attraverso strumenti economici e misure supplementari, affinché gli Stati membri attuino una concreta politica per la prevenzione della produzione dei rifiuti
  • requisiti minimi applicabili ai regimi di responsabilità estesa del produttore; i produttori saranno tenuti a versare un contributo finanziario, calcolato in base ai costi di trattamento
  • maggiori ruoli degli Stati membri riguardo l’aggiornamento normativo sui sottoprodotti e sulla cessazione della qualifica di rifiuto (EoW)

5. Sottoprodotti & end of waste

L’Italia è intervenuta in materia di sottoprodotti con il Decreto n. 264/16 - “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”.

La loro gestione mantiene degli aspetti oscuri, ampiamente discussi in un nostro precedente post, ed è caratterizzata da interpretazioni restrittive e vincolistiche che di fatto impongono condizioni gestionali analoghe a quelle previste per i rifiuti.

A livello comunitario, si attendono nuove disposizioni che individuino sottoprodotti da riconoscere obbligatoriamente come tali, una volta accertata la sussistenza delle condizioni stabilite dalle norme con minori spazi interpretativi lasciati alle autorità ed alla giurisprudenza.

La riforma rileva opportunità di agevolare l’aggiornamento della regolamentazione inerente alle operazioni di recupero dei rifiuti in linea con l’avanzamento tecnologico, rafforzando così la disposizione che consente agli Stati membri di poter ricorrere alla procedura cosiddetta “caso per caso”.

Speriamo che l’intervento comunitario possa favorire l’uscita dal tunnel in cui siamo finiti dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 1129/2018... leggine nel nostro post dedicato

6. Vendita di beni o fornitura di servizi?

La manovra messa in atto dalla Commissione è rivolta maggiormente verso il settore produttivo, spingendo verso la riprogettazione dell’offerta al consumatore sia attraverso prodotti di maggiore durata, riparabili e riciclabili, sia attraverso la conversione - laddove possibile - alla fornitura di un servizio piuttosto che alla vendita di beni.

Infatti, se nell'economia di tipo tradizionale (lineare) il prodotto è la fonte della creazione del valore ed i margini di profitto sono basati sulla differenza fra prezzo di mercato e il costo di produzione, in quella circolare i prodotti sono parte di un modello di business integrato, focalizzato sulla fornitura di un servizio.

La competizione è basata sulla creazione di un valore aggiunto del servizio di un prodotto e non solo sul valore della sua vendita. I prodotti sono parte degli asset dell'impresa e la responsabilità estesa del produttore guida la longevità del prodotto, il suo riuso, la sua riparabilità e riciclabilità.

Oggi, gli esempi non mancano, a partire dal mondo dell’automobile in cui si sta assistendo all'evoluzione dalla proprietà alla formula pay per use.

7. La responsabilità estesa del produttore (EPR)

La responsabilità estesa prevede che il produttore debba farsi carico del prodotto una volta giunto a fine vita, con l’obbligo di raggiungere determinate percentuali di recupero e riciclo. Inoltre, i produttori devono applicare strategie di eco-design durante la fase di progettazione, per prevenire la formazione del rifiuto e favorire il riciclo e il reinserimento dei materiali in altri mercati.

L’OCSE ha definito la Extended Producer Responsibility (EPR) come una strategia di protezione ambientale dove la responsabilità del produttore è estesa anche alla fase post-consumer, ovvero all'intero ciclo di vita del prodotto - OECD, Development of Guidance on Extended Producer Responsibility - rendendo così il produttore responsabile dell’intero ciclo di vita, in particolare per il ritiro, il riciclo e lo smaltimento finale.

In campo europeo, sono 4 le Direttive che hanno introdotto l’EPR come approccio politico per la corretta gestione di alcuni flussi:

  • 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio
  • 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso
  • 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori
  • 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

economia circolare - RAEEI documenti indicano la strada dell’estensione e del rafforzamento degli schemi di EPR, invocando però, a differenza del passato, criteri e requisiti minimi di funzionamento al fine di armonizzare i sistemi presenti ed eliminare le eventuali distorsioni del mercato (europeo e interno agli stessi Paesi membri).

In Italia, il regime tradizionale della responsabilità in materia di gestione dei rifiuti è definito dall'art. 188 del D.lgs. 152/06, dove si precisa che “gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni di smaltimento, nonché dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti”.

Nella normativa italiana, la ERP è stata introdotta con il D.lgs. 205/2010, art. 178 bis, il cui obiettivo è coinvolgere maggiore le persone fisiche e giuridiche che professionalmente sviluppano, fabbricano, trasformano, trattano, vendono o importano prodotti, per rafforzare la prevenzione della produzione dei rifiuti e allo stesso tempo favorire il riciclaggio e il recupero dei rifiuti.

In Italia, sono diversi i settori produttivi rispetto ai quali il legislatore ha previsto forme di coinvolgimento nella gestione dei rifiuti derivanti dal consumo dei prodotti da loro immessi nel mercato.

4 settori sono oggetto di apposite discipline introdotte da direttive comunitarie (imballaggi, veicoli fuori uso, RAEE, batterie e accumulatori).
4 settori trovano il loro riferimento nella disciplina nazionale (pneumatici, polietilene, oli minerali esausti, grassi e oli vegetali e animali).

Attualmente, i consorzi rappresentano la corsia preferenziale scelta dai produttori di diversi settori per assolvere a questa responsabilità. In pratica, l’obbligo di raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclaggio viene sostanzialmente rimesso e affidato al sistema di EPR rappresentato dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e dai relativi consorzi di filiera per singoli materiali:

  • per la plastica COREPLA
  • per il vetro COREVE
  • per la carta COMIECO
  • per il legno RILEGNO
  • per l’alluminio CIAL
  • per l’acciaio RICREA

L’EPR rimane uno dei temi più controversi, al punto che la sua effettiva riforma - rispetto ai settori degli imballaggi, dei veicoli fuori uso, del RAEE e delle batterie - è stata rinviata al momento dell’aggiornamento delle rispettive direttive.

Ciò non toglie che alcuni punti fermi siano stati fissati, ovvero che:

  • i produttori sottoposti a EPR debbano sostenere almeno una quota minima dei costi relativi alla raccolta dei rifiuti
  • rispondano per il mancato raggiungimento degli obiettivi
  • debba essere costituito un ente di controllo autonomo nel caso in cui operino più sistemi collettivi

8. Il ruolo dei Criteri Ambientali Minimi

La richiesta di provvedere a forniture di risorse derivate in parte da fonte rinnovabili, da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili, che si basano a loro volta su filiere di produzione circolari per gli aspetti di produzione e consumo, può spingere la domanda di mercato verso un minore impiego di risorse non rinnovabili e talvolta scarse, oltre a ridurre le quantità di rifiuti e rimuovere inefficienze di sistema.

Per raggiungere questi obiettivi, per alcuni comparti merceologi sono stati introdotti dei criteri premianti per le forniture alle Pubbliche Amministrazioni, grazie agli appalti pubblici verdi (GPP) e i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Le PA, in sede di acquisto, dovrebbero tener conto della quantità di materiale riciclato presente nei beni da utilizzare.

Per approfondire il tema dei CAM in edilizia, leggi il nostro post ad hoc!


Il tema della circular economy assume sempre maggiore rilevanza sul mercato, con un’attenzione mirata sia da parte degli stakeholder che da parte dei clienti e dei consumatori finali.

Se la tua azienda sta valutando la possibilità di richiedere certificazioni o etichette per comunicare la prestazione ambientale dei prodotti, potresti valutare di affidarti a una società di consulenza.

Nella scelta del fornitore, l’esperienza deve essere valutata nella sua globalità, così come la struttura della società e l’ampia proposta di servizi. Merita un’attenzione particolare anche la presenza di competenze in ambito di reati legati all'ambiente. Conoscendo l’impatto delle attività sui costi di progetto, i consulenti sapranno rendere più efficiente tutta la gestione.

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Stefano Reniero
AUTORE

Stefano Reniero

In Nexteco mi occupo dei nuovi progetti e seguo lo sviluppo commerciale dell'azienda.