Un Cambiamento nella Sostenibilità Europea: Rischio o Opportunità per le Aziende?

Tra costi in salita e norme riviste (Pacchetto Omnibus), l’Europa riconsidera il Green Deal. Rischio: arretrare sulla tutela ambientale e confondere le imprese. Opportunità: modelli sostenibili più snelli, praticabili anche dalle PMI. La sostenibilità resta necessaria per competere.
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Sembrerebbe che il tema della sostenibilità abbia fatto grandi passi in avanti, ma le recenti notizie di questi ultimi mesi ci dicono un’altra cosa…

Tra dichiarazioni contrastanti e continui rimaneggiamenti normativi da parte delle autorità politiche e degli organismi competenti, emerge come persista un’incertezza strutturale sulla reale possibilità di conciliare in modo equilibrato le tre dimensioni della sostenibilitàsociale, ambientale ed economica — con particolare criticità nel bilanciamento tra quella economica e quella ambientale.

Uno sguardo al contesto attuale

Da un lato, negli ultimi anni l’Unione Europea stava puntando a raggiungere una maggiore sostenibilità tramite l’adozione di normative ambientali sempre più impegnative per le imprese. 

Dall’altro, la guerra tra Russia e Ucraina ha fatto aumentare i prezzi delle materie prime essenziali per l’industria. 

Questi due fattori, uniti, stanno mettendo in difficoltà le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, i cui costi sono notevolmente aumentati.

In Italia, dove le PMI rappresentano la base dell’economia, la situazione è particolarmente critica!
Si inizia a parlare di recessione economica causata dalla difficoltà delle imprese a sostenersi e di perdita di competitività sui mercati globali, dovuta agli alti costi amministrativi che si traducono in un aumento dei prezzi per prodotti e servizi.

Il “Pacchetto Omnibus”

In questo contesto, la Commissione Europea ha deciso di alleggerire i carichi amministrativi imposti dalle normative di sostenibilità attraverso il “Pacchetto Omnibus”.

Ma come?

Con una serie di semplificazioni che coinvolgono le principali normative dell’UE che forniscono il quadro di riferimento per guidare la transizione verso un’economia sostenibile. Queste norme, che impongono obblighi e introducono meccanismi volti a incentivare le imprese europee ad adottare pratiche più responsabili e sostenibili, sono ora oggetto di rinvii e modifiche per rendere la loro applicazione più graduale.

Si tratta in particolare di:

  • la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)
  • la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)
  • il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)
  • la Tassonomia UE

Se l’approccio iniziale della Commissione era sembrato eccessivamente sfidante, ora le semplificazioni proposte sembrano dettare un cambiamento di rotta troppo deciso…

Il numero di imprese che dovranno rendicontare (quelle con più di 1000 dipendenti) è ora inferiore rispetto a quello delle imprese che sarebbero state coinvolte nella prossima fase della CSRD, che inizialmente avrebbe incluso anche imprese con almeno 250 dipendenti.

Le conseguenze?

In questa continua oscillazione tra annunci e marce indietro sul fronte normativo, le istituzioni regolatorie rischiano di perdere credibilità. La tutela ambientale viene subordinata alla necessità di salvaguardare la stabilità economica e la competitività sui mercati globali, venendo relegata ad un mero adempimento amministrativo piuttosto che essere considerata paritetica rispetto agli aspetti economici e sociali.

La sospensione del Green Deal? A cosa risponderebbe? 

La questione non si esaurisce con il pacchetto Omnibus… Alle pressioni interne dell’Europa si aggiungono le sfide intercontinentali.

Dopo le prime dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sull’imposizione di dazi sui prodotti importati, una delle prime reazioni del Governo Italiano è stata la proposta di sospendere temporaneamente alcune misure del «Green Deal», in particolare per il settore automobilistico.
Perché?

In poche parole, il Green Deal aveva stabilito il divieto di vendita di veicoli che utilizzano combustibili fossili entro il 2035.
Gli Stati Uniti, invece, punteranno ad aumentare la produzione di combustibili fossili.

Questa strategia minaccia di ridurre i prezzi globali del petrolio e del gas, che diventerebbero più competitivi nei mercati globali rispetto alle energie a basso impatto ambientale.
Per questo motivo, il settore automobilistico, che già attraversava una crisi significativa in tutta Europa, sarebbe adesso meno competitivo globalmente.

E qui si incontrano le due storie…
I dazi degli Stati Uniti combinati con i costi amministrativi elevati per aderire alle normative ambientali darebbero come risultato grandi difficoltà di sopravvivenza per molte aziende europee.
I regolamenti sembrano agire come dazi interni che si aggiungono a quelli esterni, aumentando la pressione sulle aziende europee.

Il tanto desiderato progresso verso la sostenibilità, fortemente sostenuto dall’Unione Europea, sembra ora a rischio. Questo perché, in un contesto politico ed economico mondiale così complesso, la ricerca del benessere economico assume un ruolo prioritario rispetto agli obiettivi ambientali.

Tutto questo può essere visto come un’opportunità?

Considerando tutto quello che è stato detto finora, è chiaro che trovare un vero equilibrio tra le tre dimensioni della sostenibilità non è affatto semplice, soprattutto in periodi di incertezza.

Tuttavia, proprio le difficoltà attuali possono diventare un’occasione per costruire un nuovo modello di sostenibilità, più equilibrato, flessibile e accessibile, capace di rendere la sostenibilità una scelta concreta anche per le piccole e medie imprese.

In questo senso, la deregolamentazione potrebbe diventare un catalizzatore di innovazione sostenibile. Aziende e istituzioni di ogni dimensione e settore potrebbero così sviluppare soluzioni su misura, adattabili alle proprie risorse, ma anche replicabili.

E non si tratta di un’illusione. Anche se alcune normative sono state semplificate, la sostenibilità continua a rappresentare un interesse strategico, sia per le imprese che per i consumatori.

Siamo convinti che l’interesse delle aziende e delle persone a cercare soluzioni innovative per raggiungere la neutralità ambientale non sia legato esclusivamente all’obbligo di aderire alle normative internazionali, ma sia piuttosto guidato dalla consapevolezza dell’importanza delle proprie scelte per il bene comune.

Il futuro è incerto, ma la sostenibilità non è una moda, è una necessità! 

Le aziende che riusciranno ad affrontare queste sfide, adattandosi ai cambiamenti in corso e promuovendo l’innovazione da una prospettiva ambientale, saranno quelle meglio posizionate in un mondo sempre più consapevole della responsabilità sociale e ambientale.

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