Storie di Economia Circolare: AEC incontra Cartiera Favini - parte 2

18 giugno 2020 / Elena Masia

CATEGORIA: Sviluppo Sostenibile, economia circolare, AEC Incontra

Da Accademia Economia Circolare nasce AEC Incontra: un contenitore di idee e best practices per testimoniare e promuovere un modo altro di fare impresa, tutto italiano, capace di mettere a sistema: tradizione, conoscenza, eco-innovazione e territori.

Ad ogni incontro raccogliamo le storie di imprese virtuose, esempi vincenti di economia circolare ed ecosostenibilità, e le postiamo sul nostro blog per far circolare le idee innovative e le buone pratiche. 

Concludiamo con questo articolo il resoconto del nostro incontro con la cartiera Favini, prima azienda del suo settore a sperimentare il concetto di upcycling, ovvero di riuso creativo di sottoprodotti di altre filiere industriali.

 

🗣️ 👉 Se vuoi leggere la prima parte, clicca qui.

Non tutti gli scarti possono diventare carte ecologiche Favini

Innanzitutto devono essere materiali ambientalmente sostenibili; no dunque a fonti vegetali OGM o fonti contenenti inquinanti (come ad esempio gli pneumatici), poi non devono essere scarti ancora utilizzabili per l’alimentazione umana.

Ad esempio, per quanto riguarda la materia prima della serie di carte Crush, Favini ha selezionato biomasse alla fine del loro processo produttivo e quindi: le bucce delle arance e non la polpa, il guscio delle noci e non i gherigli e così via; tutti materiali che fino a quel momento sarebbero stati utilizzati principalmente come fonte combustibile.

Negli anni sono stati testati più di 180 materiali compresi tra biomasse, materiali sintetici, inorganici etc., coinvolgendo anche enti di ricerca e università perché per Favini fare economia circolare significa anche

studiare, affrontare i problemi in maniera interdisciplinare e aprirsi agli altri”, magari “cedendo il proprio know-how ad altre aziende” per avvantaggiare la circolarità delle best practices, come ricorda Achille Monegato a capo del reparto R&S Favini da oltre trent’anni.

È questo il caso ad esempio del progetto CirCO (Circular Coffee), un progetto nato dalla collaborazione tra istituti di ricerca e aziende - tra cui Favini - che mira al completo utilizzo in campo industriale del silverskin, il residuo secco generato dal processo di torrefazione del caffè e normalmente destinato alla discarica o alla produzione di energia; residuo che Favini già utilizzava abitualmente nella produzione della sua Crush Caffè: la carta di pregio che sostituisce il 15% di cellulosa con, appunto, il silverskin.

Il progetto CircCo ha l’ambizione di valorizzare tutti i componenti di questo sottoprodotto da cui si possono ricavare, ad esempio, sostanze polifenoliche utili alla preparazione di prodotti cosmetici, avvantaggiando il maggior numero di differenti filiere.

AEC incontro cartiera Favini_campioni_materia

Alcuni campioni di materiali utilizzati nella produzione di carta Favini

Quali sono i fattori che abilitano processi di economia circolare?

Il valore aggiunto del prodotto cartario Favini è percepibile ad occhio nudo: maneggiando un foglio di carta bello e colorato; il valore condiviso e distribuito è una sensazione, invece, palpabile che si percepisce chiaramente visitando gli stabilimenti e parlando con i collaboratori.

Operare in modo partecipato e personalmente coinvolto è dovuto ad “una comunità un po' strana per un ambiente industriale dove le persone si muovono, producono, lavorano in una direzione ben precisa che porta all’innovazione e allo sviluppo creativo di prodotti”; prodotti, viene da aggiungere, coinvolgenti quasi per tutti i sensi a cominciare dalla vista e dal tatto.

Ma il fattore umano è anche quello che attiva la conoscenza e abilita l’innovazione, principi alla base dell’economia circolare.

Per fare eco-innovazione, per mettere insieme cose che prima non lo erano, c’è bisogno infatti di preparazione, esperienza, sensibilità e passione; in fondo, c’è bisogno di spirito imprenditoriale come quello dimostrato dal management di Favini nel 1992 quando, con l’Alga Carta, ruppe un tabù che durava da sempre, quello per cui “l’industria cartaia per fare il suo prodotto deve utilizzare le solite materie prime”.

Ricordo che i cartai colleghi di altre aziende, ci dicevano, ma voi fate una carta con i punti, con i difetti, mentre noi per tutta la vita abbiamo sempre cercato di tirare via i difetti, di fare una carta pulita; al che si rispondeva: si, però i nostri non sono difetti sono l’evidenza del fatto che nella carta è stato aggiunto qualcosa di nuovo” - Achille Monegato

Per tornare alla domanda: quali sono i fattori che abilitano processi di economia circolare? Senza dubbio concorrono l’entusiasmo, la volontà di sperimentare e cambiare le cose, di rispondere in modo del tutto personale alle esigenze sempre più sostenibili della produzione industriale e dei suoi mercati di riferimento.

Essere, quindi, imprenditori lungimiranti, appassionati e preparati.

L'economia circolare applicata: le carte ecologiche Favini

Dal 1992 Favini progetta e inventa carte ecologiche nate da processi di upcycling.

C’è una regola che guida ogni processo: tutto quello che non è solubile in acqua o è poco solubile, può essere usato per fare carta.

Dall’idea progettuale fino alla realizzazione dei primi campioni di prova possono volerci anche 18 mesi. Questo perché il processo è complesso e ogni materiale va studiato attentamente affinché possa essere impiegato in una produzione industriale, soddisfacendo entrambi i requisiti di sostenibilità economica ed ambientale.

Tutte le carte ecologiche Favini sono certificate FSC® (tranne la Shiro Tree Free perché, appunto, non contiene cellulosa da albero), realizzate con 100% energia verde autoprodotta, non contengono fonti OGM e sono prodotte con il 40% di fibre riciclate post-consumo.

Scopriamole tutte, una per una:

1992 - Shiro Alga Carta: la prima, la più iconica; quella che sa e colora di mare perché nata dal recupero di biomasse infestanti che a inizio anni ‘90 avevano messo a rischio il fragile ecosistema della laguna di Venezia.

Oggi sotto il brand di carte Shiro sono comprese non solo quelle generate dal riutilizzo di biomasse infestanti provenienti da ambienti lagunari a rischio, come ad esempio la Bretagna, ma anche da cellulosa derivante da piante annuali (Shiro Tree Free) e fibre riciclate post consumo al 100% (Shiro Echo). Le emissioni di C02 generate dal ciclo produttivo sono interamente compensate da Carbon Credit  verificati.

2012 - Crush: innovativa gamma di carte ecologiche realizzate dal 2012 a partire dagli scarti di lavorazioni agro-industriali di mais, orzo, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole, caffè, lavanda, ciliegia e uva. Crush è prodotta con il 15% di sottoprodotti agro-industriali e il 40% di riciclato post consumo. Grazie all’uso di scarti agroalimentari la CO2 emessa durante il ciclo produttivo viene ridotta del 20% e il restante viene neutralizzato con l’acquisto di crediti di carbonio;

2015 - Remake: presentata a fine 2015, è una carta che si compone per il 25% di sottoprodotti della filiera della pelletteria, per il 40% di cellulosa di riciclo post consumo certificata FSC e per il 35% di fibre di cellulosa vergine certificata FSC®. Il risultato è una carta pregiata, riciclabile e biodegradabile al 100%. Nel 2017 ha vinto gli European Paper Recycling Awards, gli Oscar europei del riciclo della carta.

2019 - Refit: lanciata nel 2019, è l’ultima nata ed è realizzata con residui della produzione tessile italiana di lana (Refit Wool) e cotone (Refit Cotton). Il contenuto della carta prevede oltre al 15% di sottoprodotti dell’industria tessile della lana e del cotone, il 40% di cellulosa di riciclo post consumer certificata FSC® e il 45% di fibre di cellulosa vergine certificata sempre FSC®.

AEC incontro cartiera Favini_Remake

Esempi di carta Remake realizzata con i sottoprodotti della filiera della pelletteria

Quale sarà la cartiera del futuro secondo Favini?

Achille Monegato non ha dubbi al riguardo:

la carta avrà un ruolo sempre più strategico nel sostituire i prodotti di origine fossile; quelle che cambieranno saranno probabilmente le tecnologie di produzione e le modalità di reperimento delle materie prime; le prime dovranno diminuire il consumo dell’acqua e il consumo energetico e le seconde dovranno implementare i processi di riciclo della carta, della cellulosa e l’uso di materiali alternativi alla cellulosa; da un punto di vista del futuro, comunque una cartiera diventerà sempre più tecnologica, molto più avanzata e complessa”.

Certo, restano questioni in sospeso come le enormi quantità di rifiuti da imballo generato dall’e-commerce o gli scarti dell’industria del riciclo di carta e cartone, ma se il settore della carta sarà un settore sempre più strategico ed eco-innovativo lo potrà essere anche grazie ad operatori virtuosi come Favini.

AEC Incontra ti aspetta alla prossima puntata! 📝🖋️

Hai una storia di economia circolare o di sostenibilità da raccontare? Scrivici!

 

Guarda la video intervista ad Achille Monegato

Responsabile R&S Favini

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Elena Masia
AUTORE

Elena Masia

Considero l’impresa un sistema aperto, in relazione con il territorio e le istituzioni; un luogo ideale dove poter sviluppare progetti e percorsi utili a garantire lo sviluppo di un business etico, innovativo e sostenibile.