Storie di Economia Circolare: AEC incontra Cartiera Favini - parte 1

28 maggio 2020 / Elena Masia

CATEGORIA: Sviluppo Sostenibile, economia circolare, AEC Incontra

Da Accademia Economia Circolare nasce AEC Incontra: un contenitore di idee e best practices per testimoniare e promuovere un modo altro di fare impresa, tutto italiano, capace di mettere a sistema: tradizione, conoscenza, eco-innovazione e territori.

Ad ogni incontro raccogliamo le storie di imprese virtuose, esempi vincenti di economia circolare ed ecosostenibilità, e le postiamo sul nostro blog per far circolare le idee innovative e le buone pratiche. 

Oggi è la volta di Favini, uno dei principali fautori dell’eco-innovazione del settore cartario in Italia.

Vi riportiamo di seguito la prima parte del nostro incontro.

Favini: i pionieri della carta ecologica

La cartiera Favini nasce nel 1736 a Rossano Veneto in provincia di Vicenza come azienda cartaria.

Prima azienda del suo settore a sperimentare il concetto di upcycling, ovvero di riuso creativo di sottoprodotti di altre filiere industriali, Favini è oggi un’azienda all'avanguardia nella realizzazione sistematica di prodotti di alta gamma da filiera 100% gestita in modo responsabile (FSC®) e a basso impatto ambientale.

Un percorso virtuoso iniziato quasi per caso che ha contribuito a sviluppare, negli anni, tecnologie innovative, avvantaggiando un processo produttivo che riutilizza gli scarti, riduce gli sprechi, efficienta l’uso delle risorse, e che di fatto ha creato prodotti innovativi di altissima qualità a partire da ciò che da altri era considerato rifiuto o materiale di scarto.

Favini ha dedicato a questo processo un canale privilegiato di comunicazione e rendicontazione: il Sustainabilty Channel.

Un percorso iniziato quasi per caso

Michele Posocco, Responsabile Marketing Favini, ricorda a tal proposito:

“quando abbiamo iniziato questo percorso non avevamo alcun obiettivo; tutto è nato per caso perché era necessario trovare un modo per utilizzare l’eccesso di biomasse (alghe) proliferate nella laguna di Venezia agli inizi degli anni Novanta e che, allora, sarebbero state conferite direttamente in discarica con notevole spreco di risorse e significativo impatto sull'ambiente”.

Era il 1992, e Favini innamoratasi di questa storia, accetta la sfida: trasformare ciò che oggettivamente era un rifiuto senza valore, nella componente caratterizzante di una nuova carta di pregio e rispettosa dell’ambiente.

Il laboratorio di ricerca interno sviluppa così un sistema tecnologico innovativo per utilizzare il 100% delle alghe lagunari per creare una carta speciale. Nasce Alga Carta e il successo è immediato e internazionale.

AEC incontra la cartiera Favini_stabilimento

Stabilimento Produttivo Favini

Dal primo successo, l'intuizione vincente per la creazione di una brand identity sostenibile

Da questo successo, ricorda Posocco, nasce l’intuizione, in piena ottica di economia circolare,

 “di continuare a sfruttare tutta una serie di sottoprodotti o scarti di filiere industriali, agroindustriali, conciarie, tessili etc. per trarne materie prime di produzione alternative e quindi diminuire il consumo di risorse naturali tradizionali”.

Il percorso all'inizio non è facile. Il valore aggiunto di un prodotto realizzato in questo modo non è subito percepito dal mercato tanto che la ricerca continua ma occorre attendere quasi venti anni per lanciare il secondo progetto di riuso creativo: Crush, la carta che Favini sviluppa e realizza con il 15% di residui della filiera agro-industriale in sostituzione di cellulosa da albero.

Barilla è stata tra le prime aziende a credere in questo nuovo tipo di prodotto ad alto tasso di innovazione circolare, a dimostrazione che accanto all'esperienza e alla conoscenza è necessaria la volontà di cambiare le cose e crederci, fermamente, insieme. Dalla collaborazione tra Favini e Barilla nasce uno spin-off di Crush, CartaCrusca, la carta realizzata dagli scarti di lavorazione della crusca non più utilizzabili per il consumo alimentare (fino al 20%) ed impiegata dall'azienda emiliana per realizzare packaging ecosostenibili e altri materiali stampati.

Dal lancio della carta Crush nel 2012, la carta ecologica di Favini diventa veicolo naturale della brand identity sostenibile di molte aziende italiane ed estere come, solo per citarne alcune, Barilla, Pedon, Acca Kappa, Veuve Clicquot, Domori etc., e trova il favore di consumatori - veri e propri playmaker del mercato sostenibile - sempre più orientati a scelte d’acquisto di prodotti confezionati da imballi “circolari”.

La ricerca di Favini è oggi sempre più sfidante perché trarre valore da materiali di scarto sempre diversi e sempre meno “scontati” comporta un continuo sforzo in termini di innovazione, conoscenza e capacità di creare relazioni virtuose, con i partner e il territorio; in una parola, esercitare sempre modi nuovi di fare simbiosi industriale.

AEC incontra la Cartiera Favini_Crush

Scarto filiera agroalimentare usato per la produzione della carta Crush Agrumi

La vera sfida per crescere: da ecologia industriale a simbiosi industriale

Nel 2017, il Documento di inquadramento e posizionamento strategico del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente inserisce la simbiosi industriale tra le azioni propedeutiche allo sviluppo di un modello italiano di economia circolare.

La simbiosi industriale - già presente nel Piano d’Azione europeo sull'economia circolare del 2015 - è uno dei metodi, infatti, con cui si può applicare il concetto di ecologia industriale, ovvero di una produzione che imita la natura in cui nulla si distrugge e tutto si recupera e riutilizza.

Da questo punto di vista, si può dire che l’ecologia industriale stia alla base della “visione Favini” la cui produzione è volta a minimizzare gli impatti ambientali, responsabilizzando singoli e sistema-azienda a “prolungare il più possibile il ciclo di vita di ogni risorsa/materia prima”.

La simbiosi industriale rappresenta, invece, il “processo strategico di Favini” perché la cartiera di Rossano Veneto per realizzare i suoi prodotti usa gli scarti di produzione di altre filiere industriali; scarti che altrimenti sarebbero destinati alla discarica o a essere rifiuti.

“È il caso del tessile – ricorda Posocco - in cui la fibra di scarto invece di diventare un filler per gli asfalti, diventa la componente caratterizzante di una nostra carta di pregio; lo scarto tessile come filler ha concluso il suo ciclo di vita, mentre se viene miscelato alla cellulosa diventa carta Favini, ovvero un materiale riciclabile più volte e biodegradabile”.

La produzione Favini dimostra come l’economia circolare sia un progetto, innanzitutto, industriale che permette di allungare il ciclo di vita dei prodotti e delle materie prime, contenendo i costi di gestione e i rifiuti; un processo industriale che permette altresì di valorizzare gli scarti, trasformandoli in prodotti di pregio venduti ad un prezzo maggiore della materia originale.

Fine prima parte, alla prossima puntata! 📝🖋️

 

Guarda la video intervista a Michele Posocco

Responsabile Marketing Favini

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Elena Masia
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Elena Masia

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