Economia Circolare: perché è importante misurarla

18 marzo 2021 / Elena Masia

CATEGORIA: Sviluppo Sostenibile, economia circolare, AEC Incontra

Come abbiamo più volte ripetuto, l’economia circolare è un progetto industriale e un modello economico e come tale non può che essere misurato per avere contezza dei risultati raggiunti, pena la sua non applicabilità.

Misurare la circolarità di un prodotto o servizio deve essere l’obiettivo fondamentale di tutte le aziende che intendono applicare l’economia circolare. Altrimenti, l’impegno “profuso” non è valutabile e i risultati raggiunti non sono quantificabili e, soprattutto, paragonabili. Aspetti, quest’ultimi, sempre più richiesti da un mercato attento alle garanzie di sostenibilità e trasparenza verso il consumatore finale.

Perché misurare la circolarità 

Misurando la circolarità le aziende individuano tipologia, caratteristiche e quantità delle risorse impiegate (materia, energia, acqua e aria/emissioni) in un processo input-output, e riescono a valutare quanto la loro gestione, lungo tutto il ciclo di vita, sia efficiente e, quindi, sia in grado di limitare costi e impatti.

In pratica l’azienda redige un bilancio materico ed economico delle risorse impiegate e reimmesse nel sistema. Nella migliore delle ipotesi tutto ciò comporta anche la valutazione - durante le tre fasi di analisi (input-vita utile-output) - di fattori quali la durabilità, il numero di utenti che beneficiano di un servizio o l’intensità di utilizzo del prodotto/servizio.

Un’organizzazione che misura la circolarità di un prodotto o servizio deve considerare l’intero percorso intrapreso, individuando eventuali criticità e relative azioni di miglioramento, senza dimenticare di condividere i risultati ottenuti (positivi e negativi) con i propri stakeholder.

Qual è la parte più difficile del processo?

Partendo dal presupposto che l’approccio alla misurazione è diverso per ogni organizzazione - perché diversi sono i livelli e i perimetri di analisi da considerare, le risorse a disposizione impiegate, etc.-, l’aspetto più complesso da gestire, per un’azienda che intende misurare il proprio livello di circolarità, consiste nell’individuare il sistema di misurazione più adatto al proprio prodotto o servizio, in riferimento al contesto in cui si opera e all’obiettivo che si intende raggiungere.

La questione di primaria importanza, dunque, per un’azienda che intende misurare la circolarità del suo prodotto/servizio è: come faccio a identificare la metrica di valutazione più adatta a me? quali modelli prendere a riferimento?

Una bella domanda, considerando che la questione è sul tavolo di molti enti di normazione e istituzioni da diverso tempo.

Gli strumenti oggi a disposizione

Senza considerare i framework di riferimento internazionali sviluppati per l’uso efficiente delle risorse come, ad esempio, la BS 8001, la XP X30-901 o i GRI Standards, o le metodologie messe a punto da organizzazioni private (tool per lo più settoriali e riferiti alla sola analisi delle fasi di input/output) o da enti di ricerca (ad ex Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), ad oggi si possono citare le seguenti iniziative “istituzionali”:

  • La Commissione Europea con la Comunicazione (2018) 29 final del gennaio 2018, ha stabilito dieci indicatori di misurazione nell’ambito del “Quadro di monitoraggio per l’economia circolare”; da segnalare che nella relazione del parlamento europeo del 28 gennaio 2021, dedicata al New Circular Economy Action Plan (2020/2077 INI), si parla della necessità di introdurre indicatori di circolarità armonizzati, comparabili e uniformi entro il 2021 (punto 8);
  • Il MATTM e il MISE alla fine del 2017 hanno avviato di concerto un tavolo di lavoro tecnico per individuare opportuni indicatori di circolarità poi inseriti nel documento pubblicato a dicembre 2018 dal titolo “Economia Circolare ed uso efficiente delle risorse. Indicatori per la misurazione dell’Economia Circolare”;
  • Nel 2019 l’UNI (Ente Nazionale di Normazione) ha istituito una specifica Commissione Tecnica sull’economia circolare (UNI/CT057 che comprende fino a 69 organizzazioni) per lavorare a due nuovi progetti normativi: uno dedicato alla misurazione di circolarità, e l’altro all’analisi delle best practices già messe in atto dalle organizzazioni italiane. Le consultazioni pubbliche si sono concluse poche settimane fa. Gli standard (UNI 1608856/ UNI 1608977) saranno pubblicati ad inizio 2022, circa un anno e mezzo prima degli standard ISO corrispondenti (comitato tecnico ISO/TC 323);
  • La piattaforma ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform, corrispondente italiano di ECESP - European Circular Economy Stakeholder Platform), nata per “far convergere iniziative, esperienze, criticità e prospettive” sull’economia circolare in Italia, ha dedicato uno dei suoi tavoli di lavoro agli “Strumenti per la misurazione dell’Economia Circolare”. Sul sito sono disponibili report aggiornati sullo scenario di riferimento nazionale e internazionale.

Ad ogni modo, nel momento in cui usciranno delle linee guida universali o degli standard di riferimento, questi non potranno che essere di carattere generale, e, di fatto, anche in futuro ogni organizzazione svilupperà il proprio modello di misurazione, adattando al proprio specifico contesto principi generali e indicatori universali.

Quali prospettive future anticipa la misurazione di circolarità?

Ne abbiamo parlato con Marco Capellini CEO di Matrec, partner Nexteco per le strategie di circolarità e parte attiva ai tavoli di lavoro ICESP.

Di seguito le considerazioni tratte dall’intervista.

Misurare è sinonimo di evoluzione?

Partiamo dal concetto più generale di “misurare” che significa dare una dimensione a quello che si sta facendo per capire se si sta procedendo nella direzione giusta o sbagliata. È fondamentale dare una dimensione al concetto di circolarità, altrimenti ripetiamo gli stessi errori di quando si cominciava a parlare di sostenibilità e tutto sembrava sostenibile, ma non avevamo termini di paragone per definire cosa fosse realmente sostenibile o meno. Ora parliamo di economia circolare e, ancor più del concetto di sostenibilità deve essere un parametro misurabile e quantificabile essendo, prima di tutto, un modello economico e, come tutti i modelli economici, deve essere misurabile per poter essere applicato. Naturalmente, la definizione di una misura non deve essere intesa semplicemente come l’adozione di un modello di benchmark verso la concorrenza, verso il mercato esterno, ma deve essere rivolto, prima di tutto, all’interno, verso la propria azienda. Lo strumento di misurazione permette all’impresa di capire, se rispetto al proprio modello di business, applicando i concetti dell'economia circolare e facendo determinate azioni, sta migliorando oppure peggiorando le proprie performance. La misurazione serve a dare una dimensione contestualizzata, a darsi inevitabilmente degli obiettivi di miglioramento, altrimenti siamo tutti circolari ma non sappiamo perché. 

Quale aspetto circolare sarà più difficile misurare?

Il concetto di misurazione è un concetto che deve essere ancora sviluppato in via definitiva; attualmente ci sono diversi modelli che mi auguro servano a definire presto, quanto meno, un perimetro d’indagine universalmente riconosciuto, anche perché non ci potrà mai essere un unico standard di misurazione che vada bene per tutte le imprese, i prodotti e i mercati. Al momento uno degli aspetti più difficili da quantificare riguarda “l'intensità di utilizzo” di un prodotto. Questo è uno degli aspetti che al momento è più difficile misurare perché, sostanzialmente, non ci sono dati pregressi su cui costruire dei parametri di rendicontazione. Per il resto tutto è misurabile, basta individuare degli indicatori coerenti e circolari. Certo, come tutte le prassi sperimentali, si aggiusterà il tiro con l’esperienza, ma l’importante è iniziare.

I principali ostacoli per un’azienda?

Considerare che la misurazione di circolarità del proprio prodotto/processo sia un’operazione troppo complessa, onerosa e che non porterà reali vantaggi economici. Nulla di più sbagliato. Come abbiamo detto nel nostro precedente incontro, il prodotto del futuro sarà un prodotto sempre più qualificato e garantito in termini di sostenibilità e circolarità. Per raggiungere questo obiettivo non possiamo far altro che misurare e rendicontare requisiti, caratteristiche e performance. Le aziende del futuro indosseranno sempre più “vestiti confezionati su misura” per poter mantenere la competitività di mercato; non potranno indossare la prima giacca scovata al grande magazzino, ma un capo su misura che meglio valorizzi il loro scopo e il loro target. Misurare la circolarità serve proprio a questo. Non è complesso, anzi, si tratta di iniziare a comprendere la metodica, la strategia più adatta ad ogni singola azienda per confezionare un abito sartoriale e presentarsi sul mercato nella migliore versione di sé.

Ci sono settori produttivi in cui la misurazione di circolarità funziona meglio?

È un po' prematuro dirlo questo, è tutto in fase di evoluzione; quello che possiamo dire è che alcuni settori sono un po' più avanti rispetto ad altri nello svolgere progetti di misurazione della circolarità, però dipende dal settore, dal prodotto, dal mercato, da molti fattori insomma Quello che sicuramente, secondo me, sarà il traguardo finale - ma non so fra quanti anni -, sarà l’adozione di un’unità di misura fondamentale: la “quantità di risorse/utente giorno” e la “quantità di risorse/utente anno”. L’unità di misura finale saremo noi perché siamo noi, di fatto, a creare la domanda di prodotti e servizi e votare con il nostro portafoglio.

Quanto la misurazione di circolarità è legata ai CAM-GPP?

Nell’ambito dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), oltre al tema del Bilancio materico, è già entrato a pieno titolo il concetto di economia circolare perché si parla di riparabilità, di disassemblabilità dei prodotti, di durata del prodotto. Quello che spiace notare è che spesso l’adozione dei CAM viene visto come una semplice check list da soddisfare per poter partecipare al bando di gara senza costruire una strategia di business a sostegno di un vero percorso di circolarità. La misurazione di circolarità sarà sempre più presente nei CAM, non solo grazie al Bilancio Materico – già previsto -, ma anche grazie al principio di tassonomia di imminente applicazione.

Quanto i sistemi di misurazione incideranno sulla tassonomia?

Potrei definire la tassonomia come il sistema di classificazione messo a punto dalla BEI (Banca Europea di Investimenti) e dalla Commissione Europea per qualificare, dal punto di vista ambientale, le attività e gli investimenti economici dell’UE. Come hanno definito questo sistema? hanno costituito un gruppo tecnico che ha avuto il compito di definire una serie di aspetti ambientali qualificanti e i relativi indicatori di misurazione. Gli indicatori sono sei: mitigazione cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, l'uso sostenibile, la protezione delle acque e delle risorse marine, la transizione verso un'economia circolare, la prevenzione e il controllo dell'inquinamento, la protezione e ripristino della biodiversità degli ecosistemi. Sulla base di questi indicatori, gli istituti di credito misureranno le performance di sostenibilità dell’investimento – valutandone, quindi, il livello di rischio - e decideranno se concedere il finanziamento o meno al soggetto richiedente. In parole semplici, l’istituto di credito prima di erogare un finanziamento, non solo valuterà la solidità economica del soggetto richiedente ma anche se il credito concesso contribuirà, o meno e in quale misura, allo sviluppo sostenibile, circolare e rigenerativo del Pianeta.

 

Guarda la 💊 PILLOLA DI FORMAZIONE AEC #6.

per fissare i punti fondamentali dell'intervista

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Elena Masia

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