5 cose da sapere sulla dichiarazione FGas

1 settembre 2017 / Giordano Cattelan

CATEGORIA: Aria ed Emissioni

Dopo aver parlato di deposito temporaneo di rifiuti, gestione del rischio amianto e serbatoi interrati è arrivato il momento di affrontare un altro tema caldo nella gestione aziendale: la dichiarazione FGas!

Gli impianti refrigeranti, ma anche i soli climatizzatori estivi che utilizziamo abitualmente nelle nostre case, contengono quantitativi più o meno significativi di gas refrigeranti florurati (HFC o FGas) “ad effetto serra” ovvero gas che influiscono sui cambiamenti climatici.

Da gennaio 2015 è in vigore il nuovo Regolamento europeo sui gas fluorurati ad effetto serra (FGas) n. 517/2014 che conferma l’obbligo per i cittadini – già introdotto dal precedente provvedimento del 2006 – di far eseguire da persone o aziende certificate i controlli periodici di verifica delle perdite di gas refrigerante delle proprie apparecchiature fisse (non montate su mezzi di trasporto) di climatizzazione estiva.

Tali obblighi si applicano anche a quelle aziende che, oltre ad avere impianti per la climatizzazione di locali e uffici, dispongono anche di impianti di refrigerazione a servizio del proprio ciclo produttivo.

Ci sono diverse cose cui prestare attenzione relativamente a prescrizioni e manutenzione di macchine refrigeranti… ma anche di semplici climatizzatori!

Le sanzioni possono essere molto salate.

Ecco cinque punti fondamentali che abbiamo raccolto dalla nostra esperienza in questo campo.

Le cose da sapere

1. La conversione da kg FGas a ton CO2 equivalenti

Il precedente Regolamento CE n. 842/2006 prevedeva l’obbligo della tenuta del Registro dell’apparecchiatura e di verifica periodica delle perdite di gas refrigerante per ciascun impianto con quantitativi di gas refrigeranti superiori ai 3 kg.

Oggi le soglie minime di carica refrigerante oltre le quali scattano le prescrizioni del nuovo regolamento (tenuta registro e controllo delle perdite) vengono espresse non più in kg ma in Tonnellate equivalenti di anidride carbonica (Ton CO2 eq):

Dalla soglia dei 3 kg (6 kg per le apparecchiature ermeticamente sigillate) si è passati alle 5 Ton CO2 eq (10 Ton CO2 eq per le apparecchiature ermeticamente sigillate).

E' quindi necessario convertire le quantità di idrofluorocarburi (HFC) emessi in Tonnellate equivalenti di anidride carbonica considerando il diverso potenziale di riscaldamento globale (GWP) dei singoli gas ad effetto serra, tra cui i più diffusi e utilizzati nelle apparecchiature fisse di climatizzazione sono l’R-407C, l’R-410A e l’R-134a.

La conversione prevede di moltiplicare la quantità di refrigerante (espressa in kg) per il suo GWP e dividere per 1000, ottenendo così le Ton CO2 eq. Di seguito una tabella esemplificativa con alcune tipologie di gas:

tabella conversioni co2 equivalenti

2. Il registro delle apparecchiature

Il registro è obbligatorio per apparecchiature contenenti quantitativi di gas refrigerante ad effetto serra (HFC – carica di refrigerante) pari o superiori a 5 Ton COeq o 10 Ton CO2 eq se ermeticamente sigillate.

L’obbligo di dotare il proprio impianto del registro dell’apparecchiatura è responsabilità dell’operatore, mentre la compilazione è compito di un tecnico incaricato. Di norma è considerato “operatore” il proprietario dell’apparecchiatura o dell’impianto, qualora non abbia delegato a una terza persona l’effettivo controllo sul funzionamento tecnico degli stessi.

I dati da riportare sul registro sono:

  • Dati identificativi dell’operatore;
  • Dati identificativi dell’impianto e delle singole dell’apparecchiature (ubicazione, caratteristiche tecniche, componenti, ecc.);
  • Dati identificativi dell’azienda certificata FGas;
  • Elenco degli interventi di manutenzione relativi ai controlli periodici delle perdite di refrigerante e finalizzati al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera, tra cui, in particolare:
    • Prova/controllo del sistema automatico di rilevamento delle perdite (se esiste);
    • Aggiunta di refrigerante;
    • Recupero/eliminazione FGas.

3. I controlli periodici

Come per il registro delle apparecchiature, i controlli periodici per la prevenzione di perdite di FGas sono obbligatori per apparecchiature contenenti quantitativi di gas refrigerante ad effetto serra (HFC – carica di refrigerante) pari o superiori a 5 Ton CO2 eq o 10 Ton CO2 eq se ermeticamente sigilliate. Un sistema fisso di rilevamento delle perdite è obbligatorio solo per Q > 500 Ton CO2 eq.

Di seguito si riportano le frequenze dei controlli in funzione della carica di refrigerante.

tabella-frequenza-controlli-f-gas.png

 4. La dichiarazione annuale

Entro il 31 maggio di ogni anno, anche in assenza di modifiche o interventi sulle apparecchiature, va presentata, al Ministero dell’Ambiente, per il tramite dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), una dichiarazione contenente informazioni riguardanti la quantità di emissioni in atmosfera di gas fluorurati relativi all’anno precedentesulla base dei dati contenuti nel relativo registro dell’apparecchiatura.

L’obbligo di trasmissione della Dichiarazione FGas agli enti preposti non risente della conversione precedentemente descritta, ma il valore soglia per capire se un impianto deve essere o meno ricompreso nella comunicazione rimane quello dei 3 kg di gas.

La Dichiarazione FGas deve essere compilata sulla base delle informazioni contenute nei registri delle apparecchiature e trasmessa on-line attraverso la rete SINAnet dell’ISPRA, previo accesso al sistema, raggiungibile dalla pagina web: http://www.sinanet.isprambiente.it/it. L’invio della Dichiarazione spetta all’operatore (proprietario, gestore, ecc.).

Al primo accesso è necessaria la registrazione dell’utente, che dovrà indicare le proprie credenziali (username e password). Al fine di procedere alla compilazione, gli utenti devono inserire determinate informazioni tra cui:

  • Anno di riferimento (anno precedente alla compilazione della domanda);
  • Dati identificativi dell’operatore e della persona di riferimento (se diversa dall’operatore);
  • Dati identificativi della sede di installazione delle macchine (sede, indirizzo e codice identificativo dell’eventuale attività economica principale svolta nella sede di installazione codice ATECO);
  • Tipo di apparecchiatura;
  • Numero delle apparecchiature;
  • Quantità di sostanza refrigerante che costituisce la carica della singola apparecchiatura, eventuali quantità aggiunte e/o recuperate/eliminate.

5. La qualifica dell’impresa e del tecnico preposto

L’azienda per cui il tecnico preposto svolge le proprie funzioni ottiene l’abilitazione all’esercizio tramite la registrazione al registro delle imprese (D.P.R. 581/95) o all’Albo provinciale delle imprese artigiane (L. 443/85).

Le imprese che intendono esercitare le attività relative agli impianti devono presentare la dichiarazione di inizio attività (L. 241/90), cui segue un certificato di riconoscimento.

Per poter intervenire sul circuito frigorifero (installazione, manutenzione, riparazione o smantellamento), per controllare le perdite e recuperare gli FGas, il tecnico deve possedere, non solo i requisiti professionali del D.M. 37/08 di cui prima, ma anche la certificazione FGascon relativo numero di patentino. Le persone o aziende certificate a livello nazionale sono consultabili al link: http://www.fgas.it/

Si ricorda che, al termine dei lavori di installazione di un impianto di refrigerazione, previa effettuazione delle verifiche, l'impresa deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati, mentre, al termine dei controlli periodici, è bene che il tecnico rilasci anche il certificato di taratura dello strumento di ricerca delle fughe. 

 

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Giordano Cattelan
AUTORE

Giordano Cattelan

In Nexteco mi occupo di gestione ambientale nell'industria e nelle infrastrtture