4 cose da sapere per la gestione del fresato d’asfalto come rifiuto

27 agosto 2018 / Stefano Reniero

CATEGORIA: Rifiuti Terre&Rocce

La gestione del fresato d’asfalto ha sempre suscitato parecchie perplessità e diversi punti di vista tra gli esperti del settore. Un po’ di chiarezza è finalmente stata fatta con la pubblicazione del DM 28 marzo 2018 n.69 "Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso ex art. 184 -ter, c. 2 del D.Lgs. n. 152/2006" (ne abbiamo parlato qui).

Ora vogliamo approfondire alcuni aspetti della gestione del fresato d’asfalto come rifiuto.

Cos'è il fresato d’asfalto?

Secondo la norma tecnica di riferimento UNI EN 13108-8, il fresato d’asfalto è definito come “conglomerato bituminoso recuperato mediante fresatura che può essere utilizzato come materiale costituente per miscele bituminose prodotte in impianto a caldo”.

Esso è quindi ottenuto da operazioni di scarifica delle pavimentazioni stradali tramite l’uso di macchinari (scarificatrici, note anche come frese) ed è dotato di elevate caratteristiche tecniche che ne consentirebbero il riutilizzo anche nell'ambito delle medesime opere stradali da cui viene rimosso.

Nel caso in cui l’impresa che produce fresato d’asfalto da scarificatura del manto stradale intenda per vari motivi gestire tale materiale come rifiuto, è necessario prestare attenzione ad alcuni aspetti di seguito descritti.

Classificazione e caratterizzazione

Classificazione e caratterizzazione di un rifiuto spesso sono impropriamente utilizzati come sinonimi anche se il loro significato è molto diverso.

Per CLASSIFICAZIONE di un rifiuto si intende la classificazione dei rifiuti, secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi, lo strumento che viene utilizzato per CLASSIFICARE un rifiuto è l’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) che porta all'individuazione del corretto codice europeo dei rifiuti (CER) e conseguentemente la sua qualificazione come rifiuto pericoloso o non pericoloso dovrà avvenire seguendo in accordo all'allegato D alla parte quarta del D. Lgs. 152/06.

Per CARATTERIZZAZIONE di un rifiuto si intende la determinazione delle caratteristiche del rifiuto attraverso la raccolta di tutte le informazioni necessarie per lo smaltimento finale in condizioni di sicurezza. L’analisi di caratterizzazione del rifiuto, è uno strumento a tutela del produttore e consiste in un’analisi che determina le caratteristiche del rifiuto attraverso la raccolta di tutte le informazioni necessarie per lo smaltimento finale in condizioni di sicurezza. Le informazioni sono sia di tipo merceologico (il processo da cui trae origine, le materie prime utilizzate o le sostanze con cui può essere entrato in contatto e le relative schede di sicurezza) sia di tipo analitico e consentono di stabilire il codice CER del rifiuto anche nel caso di rifiuti contraddistinti da voce a specchio per i quali il rifiuto può essere considerato pericoloso o non pericoloso proprio in base ai valori di concentrazione delle sostanze pericolose eventualmente contenute in esso.

Ciò premesso, il rifiuto costituito da fresato d’asfalto è classificato come rifiuto speciale che può essere identificato con due possibili codici:

  • 17.03.01* miscele bituminose contenenti catrame di carbone;
  • 17.03.02 miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17.03.01.

A prima vista, dunque, tale rifiuto sembrerebbe ricadere nella schiera dei cosiddetti “codici a specchio”.

Tuttavia, secondo il parere ISPRA 003577 del 28 gennaio 2009, i codici 170302 e 170301* non sono propriamente voci a specchio in quanto l’attribuzione di uno o dell’altro CER nel caso specifico non prevede la verifica dei requisiti di pericolosità, ma dipende bensì dalla presenza di uno specifico contaminante, ossia il catrame di carbone. Di conseguenza un rifiuto contenente catrame di carbone è sempre da intendersi pericoloso così come un rifiuto che non contiene tale sostanza è sempre da intendersi non pericoloso.

Il fresato d’asfalto prodotto in Italia non contiene “catrame” originato dalla distillazione del carbon fossile, che è classificato come sostanza pericolosa. Pertanto, non si ritiene necessaria l’esecuzione di un’analisi di caratterizzazione del rifiuto per la definizione della pericolosità, in quanto si tratta senza alcun dubbio di rifiuto non pericoloso a cui va dunque attribuito il codice CER 17.03.02.

PARERE ISPRA del 28 gennaio 2009  SCARICALO GRATIS>>

Il conferimento a impianti autorizzati

Per il conferimento dei rifiuti a gestori autorizzati al recupero, valgono le medesime regole applicabili ai rifiuti non pericolosi. E’ necessario infatti fornire all'impianto di recupero le analisi sul rifiuto condotte ai sensi del DM 5 febbraio 1998 (test di cessione sui parametri di cui all'Allegato 3).

Secondo il Decreto, le analisi devono essere effettuate almeno ad ogni inizio attività e, successivamente, ogni due anni e comunque ogni volta intervengano delle modifiche sostanziali nel processo.

Il deposito temporaneo

I rifiuti del fresato d’asfalto stoccati a deposito temporaneo, così come per tutte le altre tipologie di rifiuti, devono essere raccolti ed avviati agli impianti autorizzati secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:

  • con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
  • quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi

In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.

Nei siti di deposito temporaneo, è buona norma che il rifiuto sia accumulato sopra a teli, a protezione del terreno sottostante. Il cumulo deve altresì essere ricoperto al fine di evitare il dilavamento da parte delle acque meteoriche.

Lo stoccaggio del materiale con le modalità sopra descritte consente di escludere qualsiasi fenomeno di contaminazione delle matrici ambientali e la dispersione di polveri.

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Stefano Reniero
AUTORE

Stefano Reniero

In Nexteco mi occupo dei nuovi progetti e seguo lo sviluppo commerciale dell'azienda.